Prefazione

La scelta di fare una guida sul lambrusco è per me, e per chi ha collaborato con me alla sua stesura, una sfida coinvolgente. Innanzi tutto perché ingiustamente questo vino da certi addetti ai lavori è stato sempre relegato, spesso con ironia,al ruolo di comparsa nel mondo dei vini che contano.Anche il suo nome sembra evocare caratteri oggi definiti minori di un vino rosso: il brusco,la ruspante vivacità,la certamente singolare effervescenza ,ora che tutti o quasi cercano vini “fermi”,corposi da invecchiare da scaraffare, tanto da condizionare irrimediabilmente anche vini che vantano ben nobili reputazioni, come ad esempio il barbera, costretto a perdere sempre più acidità per non soccombere al gusto imperante.

Il lambrusco è all’antitesi di queste tendenze, ma proprio per questo può ambire a ritagliarsi uno spazio nell’interesse di chi segue il vino con competenza, se non altro perché si discosta dall’omogenizzazione in atto con l’avvento dei caratteri comuni ai vini internazionali e poi per il fatto che si abbina in modo così inscindibile a piatti irrinunciabili della cucina Italiana in generale e specificamente a quella emiliano-lombarda divenuti oramai patrimonio di tutti.

Vi è poi un altro tipo di interesse legato ai cambiamenti in atto nelle strategie produttive agricole di queste zone, le quali non guardano più in prevalenza all’aspetto quantitativo ma sempre più a quello qualitativo, basti pensare all’abbandono di tecniche antiche quali gli alti pergolati che costringevano la vite a produrre tanto ma con bassa qualità.

Inoltre bisogna dire che per chi vive nel cuore di questi luoghi d’elezione il lambrusco parimenti all’aceto balsamico, al buon grana e ai tanti prodotti straordinari di queste terre, possiede la caratteristica unica di riportarci a quella cultura contadina nella quale il valore di questi prodotti gastronomici era garantito da una paziente cura quasi maniacale per ottenere solo l’eccellenza.

Oggi esistono scelte di penetrazione del mercato tendenti a guardare ad un prodotto di facile comprensibilità realizzato con le tecnologie più avanzate ma con sensibilità artigianale,che conservi le caratteristiche tipiche tanto care al consumatore, ed esiste un prodotto il quale cerca nella tradizione,come ad esempio la rifermentazione in bottiglia, quel tocco interpretativo personale di chi vuole valorizzare al massimo tutte quelle componenti visive e gustolfattive genuine che hanno reso famoso questo vino così unico .

Su quale sia giusto orientarsi mai come per questa tipologia vinicola è aleatorio discuterne perché mentre per vini più blasonati esiste un criterio, condivisibile o meno, di ricerca elitaria ad esempio nei famosi ”tre bicchieri”, nel caso del nostro troviamo solo una scelta del meglio per elezione, ossia perché ognuno di noi lo sente tale, facendo sì che nel riporlo nella propria cantina ci è dato decidere quale o quali meritino questo privilegio.


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